In questo blog sono raccolte un centinaio di lettere non spedite scritte per una ragazza che ho molto amato, ma che per mille ragioni che sarebbe lungo spiegare qui, non le ho mai potuto dare. Roba noiosa e patetica quindi sconsigliata ai più, che conservo qui per ragioni ancora non del tutto chiare. Questo blog non viene più aggiornato e muore ogni giorno un po' di più, proprio come i ricordi a cui è legato. [Del dopo si narra altrove]

martedì 14 agosto 2007

Un metro più in là

Non ho mai compreso fino in fondo le ragioni che mi portano a scriverti quì, in questo periferico angolo di web. Stasera però credo di averne compreso almeno una, chissà forse la più importante.


Dovrei essere altrove adesso, a pontificare itinerari per domani, a dare una parvenza di normalità alla mia vita. Invece raccolgo le residue risorse che mi restano e le riverso in queste poche righe. E’ proprio quando il mondo, ordinato, si adegua alle tradizioni, che più marcata è la distanza che mi separa da esso.


La verità è che non esiste luogo capace di mitigare la bufera che mi trascino dentro. Non esistono parole, risate o gesti capaci di ancorarmi al mio intorno per più di qualche minuto. Non esistono riti, rituali o ricorrenze che allegeriscano la tua assenza. Ed è per questo che anche adesso sono qui. Per incidere nel nulla l’unica cosa a cui riesco a pensare con sereno tormento.


Poche ore ancora e poi questo transitorio si esaurirà e nella follia dell’ordinario le cose sembreranno meno nette e spigolose di come appaiono adesso.


Io vivo un metro più in là

da quel che tu chiami realtà…

(G.Grignani, La fabbrica di plastica)



Comment posted by demone
at 8/16/2007 2:51:06 PM

Nessuno, io credo, cerchi di proposito il dolore. Più spesso se ne rimane vittima e a qual punto ci si difende con gli unici strumenti di cui si dispone per quanto inutili possano rivelarsi.


Non c’è paura dell’ordinarietà, perché essa stessa non esiste. Piuttosto si teme di non poter concepire un mondo diverso da quello che si è solo sfiorato. E questo si, è motivo sufficente a lagarsi al dito il dolore almeno fino a quando non si diventa in grado di costruire un diverso scenario.


Ti ringrazio per le te rifelssioni.



Comment posted by lineadombre
at 8/16/2007 6:30:43 AM

siamo legati alla nostra pena, ne abbiamo cura, la accudiamo costantemente.

ti lascio qualche parola, non mia, che, probabilmente già conosci.

cosa sarebbe di noi e del nostro immenso sentimento senza il dolore?

e se sparisse? se andasse via lontano e si perdesse nella nebbia del tempo e della memoria? esso vive nel nostro dolore quotidiano, non gli permetteremo di diventare ORDINARIO.

non è una critica, capisco e condivido più di quanto sappia dire.

tuttavia credo che la realtà sia che non vogliamo separarci da lui, pur di preservarne la forma eccezionale.


Non voglio che ti allontani,

dolore, ultima forma

di amare. Io mi sento vivere

quando tu mi fai male

non in te, né qui, più oltre:

sulla terra, nell’anno

da dove tu vieni,

nell’amore con lei

e tutto ciò che fu.

In quella realtà sommersa che nega se stessa

ed ostinatamente afferma

di non essere esistita mai,

d’essere stata niente altro

che un mio pensiero per vivere.

Se tu non mi restassi,

dolore, irrefutabile,

io potrei anche crederlo;

ma mi rimani tu.

La tua verità mi assicura

che niente fu menzogna.

E fino a quando ti potrò sentire,

sarai per me, dolore,

la prova di un’altra vita

in cui non mi dolevi.

La grande prova, lontano,

che è esistita, che esiste,

che mi ha amato, si,

che la sto amando ancora.


“La voce a te dovuta” P.Salinas


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