In questo blog sono raccolte un centinaio di lettere non spedite scritte per una ragazza che ho molto amato, ma che per mille ragioni che sarebbe lungo spiegare qui, non le ho mai potuto dare. Roba noiosa e patetica quindi sconsigliata ai più, che conservo qui per ragioni ancora non del tutto chiare. Questo blog non viene più aggiornato e muore ogni giorno un po' di più, proprio come i ricordi a cui è legato. [Del dopo si narra altrove]

giovedì 5 luglio 2007

che merito ne avete?

C’è stato un tempo in cui non avrei esitato a definirmi un “cattolico”. Lo avrei fatto portandomi dientro i limiti di un percorso intrapreso da altri per me e quindi privo di quella scelta autonoma che sancisce la differenza tra voltontà e circostanza. Te lo dissi un giorno: “se fossi nato in Arabia Saudita probabilmente sarei musulmano“.


Era un modo per dire che non si può interpretare la propria fede in modo assoluto e non ci si può considerare depositari della Verità assoluta, ma al più di un pezzo di essa. Era un modo per dire che alla fine dovremmo guardare un po’ più in la di quelle che sono le differenze, e partire dal presupposto che si è tutti sullo stesso piano quando ci si confronta.


Ma nonostante tutti questi distinguo, mi sarei ancora definito un “cattolico”. Non credo che oggi la mia posizione sia diversa da allora, certo si sarà affinata e assestata ma non è mai stata stravolta. Oggi però definrmi “cattolico” è meno immediato. E non per quello che questa parola rappresenta ma per tutto ciò che vi si è caricato sopra senza giustificazione alcuna.


La Chiesa, quella ufficiale, sembra perdersi nel tentativo di stabilire le regole per gli altri, di definire in una immagine bicromatica ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, con la pretesa - questa si discutibile - di imporre la stessa visione delle cose anche a chi “cattolico” non lo è ne ambisce a diventarlo.


Ma il problema di fondo è un altro. Non si può curare la forma se poi dietro non c’è la sostanza. Non si può stabilire una linea di dermacazione tra morale e immorale senza essere certi di trovarsi sempre, senza eccezzioni, dal lato giusto della partizione.

Si può predicare la povertà e vivere nel lusso? Si può invitare al dialogo se poi ci si pone su un piedistallo? Si può chiedere obbedienza se poi non si forniscono risposte? Si può pretendere rispetto se poi non si è disposti a concederne in egual misura?


Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?


Ecco, se qulcuno se lo fosse dimeticato essere “cattolici” è anche questo. E’ anche ribaltare le opinioni diffuse, rovesciare la scala dei valori. E’ anche porsi domande scomode ed ammettere i propri sbagli. E forse è ora che anch’io rinunci a definrmi “cattolico”.


[ Fine della crisi mistica :) ]


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