Mentre comincio a scrivere questo post, non ho la più pallida idea di dove mi porteranno le parole ne di cosa esattamente cercherò di dire. Non ho mai dato significato improprio ai numeri, e non voglio cominciare a farlo adesso. A suo modo però, questo è un post particole. E’ il centesimo che ti scrivo ma è anche il centesimo che non leggerai.
E’ questo il presupposto di base, il patto non scritto, la condizione necessaria da cui sono partito. Aprire la porta ai miei sentimenti la’ dove non possono ferirti, la’ dove non possono perturbare la tua traiettoria. Confinati in uno spazio protetto in cui brillano per qualche secondo per poi spegnersi sull’orizzonte. E’ complesso vivere tra l’intensità di ciò che si prova e la percezione di ciò che sia giusto fare. Nel realizzare che ti amavo in realtà non mi restava che chiudere ogni porta comune, nel tentativo di preservare quella felicità che certamente meriti e che spero non ti abbandoni mai.
Mi sono chiesto, a volte, se le cose sarebbero potute andare diversamente. E’ uno di quei nodi irrisolti che porterò eternamente con me. In quella deforme scala di valori chiamata amore ho posto in vetta te e il tuo domani. Il resto, l’allontanarsi e il distaccarsi, è venuto da se, come logica conseguenza e derivata coerenza. Chissà, forse sarebbe bastata una tua parola a cambiare tutto e mandare in frantumi il mio castello? Ma quella parola non c’è mai stata ne posso sperare che mai ci sia.
…Quanto pesano stasera i miei pensieri! Schiacciano ingombranti quel mondo triste e un po’ rumoroso che mi circonda, attraversano gli anni raccolgono frammenti e poi tornano al mittente in un ciclo infinito che alimenta se stesso.
Per cento volte ho pigiato sui tasti a descrivere il mio amato incubo. E per cento volte ho cercato le parole più adatte, pensandoti sempre come lettrice ideale di ogni frase nonché come sua stessa destinataria. Sorrido se penso a quanto avrei speso in francobolli se lo stesso acquazzone di parole avessi realmente pensato di spedirtelo a casa. E sorrido anche nell’immaginare la tua faccia mentre apri un minuscolo mare di fogli senza logica e senza struttura che parlano di te ma non fanno il tuo nome. Credo di averlo scritto una sola volta in questi mesi quasi non volessi sporcarlo nel magma confuso delle mie parole.
Se però ora fossimo realmente l’uno davanti all’altra, probabilmente non riuscirei a dirti nulla di tutto ciò, un po’ perché sarei di certo perso nei tuoi occhi e nelle tue parole ed un po’ perché non troverei forze sufficienti neppure ad iniziare il discorso.
Nelle precoci notti d’inverno, in quelle poche centinaia di metri che mi portavano verso casa e lontano da te, sotto cieli variabili e lune crescenti, a questo puntualmente pensavo. A cosa avrei mai potuto dirti se all’improvviso fosse caduto ogni filtro ed ogni altro immaginario impedimento. Ed anche così, solo con i miei pensieri a mancare erano proprio le parole. Quelle stesse inutili parole che riempiono questa pagina immaginaria.
Carattere dopo carattere anche questo foglio si va colorando. Mi chiedo se abbia un senso tutto questo? Se realmente sia il caso di protrarre oltre questo rapporto epistolare asimmetrico. Se ci sia un’utilità nel fissare con la scrittura la volatilità della mente?
Mi domando anche se sia giusto nei tuoi confronti, cosa ne penseresti e come reagiresti. Ed è sconfortante non trovare neppure un accenno di risposta.
Scenderà tra un po’ la notte. E forse sarebbe meglio se non ci fosse domani.
Comment posted by Blimunda
at 7/18/2007 4:57:10 AM
I numeri ci stupiscono, ma quando arrivano ci sorprendono già lontani. E non ce n’eravamo accorti. Un abbraccio.
Comment posted by demone
at 7/17/2007 2:26:37 PM
“Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare.” (Albert Camus)
[Cosi sdrammatizziamo un po’
]
Comment posted by tasti
at 7/17/2007 10:38:32 AM
Filosofessa ha davvero scelto una splendida canzone, io posso dire le mie solite quattro parole che ti facciano sentire di non essere solo, non completamente solo. Puoi continuare a scrivere per lei o cominciare a scrivere per te stesso; arriverà, Demone, non si può trattenere per sempre un sentimento, sfuma perchè è nella nostra natura sfumare, sfuggirà via nonostante tutti i nostri sforzi perchè ci resti vicino. E non importa perchè avrà svolto il suo ruolo: ti avrà percorso. Le mie quattro parole di sempre: ti voglio bene, Demone.
Comment posted by Filosoffessa
at 7/17/2007 3:36:07 AM
Te lo dirò con le parole di una delle mie canzoni preferite.
Well the sun is surely sinking down
But the moon is slowly rising
So this old world must still be spinning round
And I still love you
So close your eyes
You can close your eyes, its all right
I dont know no love songs
And I cant sing the blues anymore
But I can sing this song
And you can sing this song
When Im gone
[James Taylor, You Can Close Your Eyes]
Ciao, Laura

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