Il mare è sempre là, mai più lontano di quanto lo sguardo possa raggiungere. Eppure sempre gelosamente celato. Perché non bastano ottocento km di coste a cancellare la natura montana di questi luoghi. A cancellare le tortuose vie che si arrampicano a mezza costa tornante dopo tornante. Ad annullare le giornate passate a spalare neve dalle strade, o il senso si lontananza che si percepisce addentrandosi in un bosco millenario. O ancora le mille ed una sfumature della lingua che varia da vallata a vallata come in una moderna babele di suoni.
Ma chi arriverà qui in questi mesi, di tutto ciò, della nostra storia, del nostro passato, non saprà mai nulla. Verrà irretito da improvvisate spiagge sottratte alla marea e da altrettanto improbabili “genti del posto” che puntualmente spariranno al cadere delle prima foglia.
Stiamo svendendo il territorio, senza alcun senso della decenza, senza alcuna prospettiva futura, senza alcuna logica di tutela. Stiamo cercando di diventare ciò che non siamo, ed in tutto ciò alla fine potremmo perdere proprio noi stessi e l’orgoglio di essere tali.
C’è dell’egoismo nelle mie parole? Probabilmente. Ma c’è anche rabbia nel vedere gli spazi sempre più ristretti e compressi tra file sempre più numerose di ombrelloni a tinte uniformi. Nel vedere le case costruite sulla battigia in scempio ad ogni minimo senso del decoro. Nel guardare il degrado in cui versa ciò che non è stato possibile monetizzare.
Dell’antico orgoglio di questo popolo non sembra rimanere più molto, ed alla fine potremmo scoprire di aver venduto per trenta monete anche la nostra anima.

0 commenti:
Posta un commento