E’ buona prassi che siano i figli a far stare in pena i genitori. Rientrando ad orari improbabili, beccandosi le malattie più fantasiose, imboccando strade con poca luce. E’ così da sempre e probabilmente c’è anche una ragione in questo “ordine naturale” delle cose.
Quando i ruoli cominciano ad invertirsi con preoccupante frequenza è forse il momento di prendere atto di due cose. Che quel numero in doppia cifra che l’anagrafe conserva per te non può più essere ignorato. E che la tua famiglia, quella in cui ripieghi i ricordi dell’infanzia, non esiste più nella forma in cui l’hai sempre pensata.
(Cronaca minima ed in itinere, di un tour medical-ospedaliero in 7 tappe)
{{ Tra poco sarà sera. E’ in giorni come questo che la tua assenza si fà più pesante. Perchè ora mi basterebbe anche solo poterti chiamare per dirti: “Sai? è stata una giornata dura oggi…” seppellendo in un sol colpo, i buoni proprositi ed i principi di non interferenza. }}
Comment posted by Aleyakke
at 5/7/2007 7:13:02 AM
paradosso: vorrei tanto che fossero i figli, indipendenti, molto indipendenti, fin troppo a essere precisi, a preoccuparsi per noi, a sentire il loro fiato sul collo a domandare come stiamo, hanno loro la metà campo migliore, sono stufo di sentirmi in colpa se non faccio qualcosa per la loro gratitudine.
Alex
Comment posted by demone
at 5/5/2007 2:09:53 PM
Nulla di grave, almeno così spero. Grazie.
Comment posted by Tasti
at 5/5/2007 1:21:16 PM
Io in fondo ne ho paura.Parecchia. E posso accudire, certo, i miei genitori, ma è esattamente come accudire un gigante crollato, con il rispetto, l’amore, l’incredulità. Spero tutto ok.
Abbraccio.
Comment posted by filosoffessa
at 5/5/2007 2:59:07 AM
Da un certo momento della vita in poi, le parti si invertono.

0 commenti:
Posta un commento